Daniela Bernabei
Daniela Bernabei nasce a Benevento il primo novembre del 1981.
Frequenta e si diploma come Ragioniere Programmatore all’I.T.C. “S. Rampone” nel 2000. Durante gli anni di scuola riscopre e coltiva la passione per il disegno, dedicandovi tutto il tempo libero.
Nel 2001 conosce il Maestro Mario Ferrante e frequenta il suo Atelier d’arte per quattro anni, imparando varie tecniche pittoriche.
Nel contempo studia e consegue nel 2004 il diploma di laurea come Collaboratore-Restauratore di opere d’arte, presso l’Istituto per il Restauro “M. T. Caiazzo” di Salerno.
Collabora con alcune ditte di restauro e presta la sua professionalità ad opere d’arte di privati.
La pittura continua ad essere la motrice e la matrice della sua passione per l’arte nelle sue varie forme d’espressione.
“Quel che tento di tradurvi è più misterioso, s’aggroviglia alle radici stesse dell’essere, alla sorgente impalpabile delle sensazioni.”
Cézanne
Mostre e Concorsi
- Prima rassegna artistica “Achille Vanvitelli pittore” Fragneto l’Abate (Bn), 2002
- Mostra collettiva - Palazzo San Felice, Benevento 2003
- XVII Biennale di pittura di Baselice (Bn), 2003
- Mostra collettiva “Tele Pennelli e Colori” Benevento 2006
- Secondo Premio Nazionale di pittura “PAN, Pannarano arte e natura” – Pannarano (Bn) 2006
- Mostra collettiva palazzo Bosco – Benevento 2007
Critica
Nelle opere esposte predomina il soggetto femminile, quasi in un percorso sognante. Ognuna di esse induce a riflettere sul messaggio che l’artista imprime. Dolcezza di espressione e delicatezza di atteggiamenti, rivelano armoniose pause di profondo raccoglimento. Soltanto al giovane di colore affida la rappresentazione dell’umanità sofferente, sul canto malinconico della sua esistenza.
Daniela Bernabei, comunque s’impone con assoluta padronanza nella esaltazione della leggiadria femminile e ciò che sorprende, la perfetta composizione anatomica, soprattutto nella inconsueta e contorta postura.
La coraggiosa abilità e il talento di Daniela, trova conferma in quei volti fragili, pensosi, dalla candida bellezza che attraverso l’eterno linguaggio del silenzio, tendono a scoprire l’incognito, affidandosi alla nobile virtù della speranza.
Dott. Lamberto Ingaldi

